 Riprendiamo il post sulle tipologie individuali in medicina cinese, e cominciamo con la descrizione del tipo LEGNO...
Il legno corrisponde alla primavera, pertanto l’energia del legno è una energia “che sboccia”, vivace ma in parte indefinita, aperta alle possibilità ma fragile se non viene alimentata. Il tipo umano legno è tendenzialmente vivace, estroverso. Si entusiasma facilmente per qualcosa, ma se non viene stimolato è capace di mollare tutto sul più bello. È a volte incoerente, è fantasioso. Ha difficoltà a svegliarsi il mattino, ma una volta che a cominciato a “carburare” non si ferma più, anzi spesso fa tardi la sera perché sente di avere più energie di sera.
Va spesso di fretta, è sempre in ritardo (anche se non ha apparentemente nulla da fare), a volte la sua vita è “una lotta contro il tempo”: ha mille progetti per la testa ma spesso è indeciso sul da farsi. Se può chiede consigli per risolvere le sue indecisioni. Non sta mai fermo, ha bisogno i muoversi fisicamente e se non lo fa rischia di ammalarsi facilmente. È instancabile sul piano fisico ma non sul piano psichico: si annoia facilmente, vorrebbe sempre fare cose diverse. Ha una buona empatia con gli altri, è tendenzialmente sincero, a volte anche ingenuo.
Nei gruppi spesso è naturalmente al centro dell’attenzione, è un leader naturale, cioè tutti lo seguono ma nessuno sa il perché. Odia le imposizioni, odia gli ordini, odia che venga limitata la sua libertà: deve essere libero di crescere (come il legno, la pianta) e di sviluppare le sue aspirazioni, di gestire i suoi tempi. È un tipo proiettato al futuro, parla spesso di ciò che farà, che sta per fare o che succederà: alle volte ha incredibili doti “predittive” o fa sogni premonitori. Alle volte è nottambulo. È sensibile dal punto di vista emotivo, somatizza facilmente. Il suo difetto emotivo principale è la collera, ovvero tende ad accumulare rabbia/rancore finche non sbotta, si arrabbia in maniera anche molto rumorosa, si sfoga e poi ritorna tranquillo: ad esempio può arrabbiarsi molto con un amico ma dopo poche ore o giorni tornare ad essere pappa e ciccia come prima. Gli piacciono le sfide, il confronto anche fisico, il combattimento, per esempio. La sua energia tende ad andare in alto e all’esterno. Fisicamente (in genere) è di statura media, ha ossa e tendini in evidenza, soprattutto articolazioni, zigomi. Si muove in modo piuttosto scattoso, ha riflessi rapidi. Ha capelli ricci, andatura a piccoli passi rapidi, frettolosi. Le mani sono nodose, spesso con strie verticali sulle dita, tendenzialmente secche, con lunule importanti sulle unghie, dorso della mano poco carnoso. Resta di aspetto giovanile fino a tarda età.
In medicina cinese esistono diverse classificazioni che possono essere usate per inquadrare un individuo. Ognuno di questi metodi è atto a descrivere una certa gamma di caratteristiche individuali, descrive cioè una tipologia individuale che coglie meglio certi aspetti (rapporto con il mondo/comportamento, costituzione fisica e rapporto con il proprio “destino”, atteggiamento posturale e movimenti energetici caratteristici… ) dell’organismo e delle sue funzioni. La tipologia secondo i “5 movimenti” descrive 5 tipi umani prevalentemente dal punto di vista comportamentale; il numero 5, in filosofia taoista, rappresenta il rapporto tra l’uomo e il cosmo, tra il “microcosmo” e il “macrocosmo”; per dirla in termini fisici, è il rapporto tra un sistema (vivente) chiuso e il suo universo. 5 sono i sensi, che permettono di percepire il mondo, 5 sono le estremità del corpo (4 arti e la testa) e 5 le dita di mani e piedi. I 5 tipi umani pertanto rappresentano 5 modi di rapportarsi con il mondo, tuttavia le descrizioni di questi tipi comprendono anche alcuni aspetti fisici oltre a quelli per così dire “psicologici” perché, come si è detto riguardo a mani, piedi e sensi, il rapporto con il mondo può essere inteso in senso comportamentale, fisico, emotivo, ecc. Personalmente, su suggerimento di alcuni miei maestri, tendo a non considerare molto rilevanti le caratteristiche fisiche per determinare la tipologia di un individuo (anche se sono descritte nei testi classici), ma a focalizzare l’attenzione sul modo di reagire delle persone: il modo di reagire può cambiare nel corso della vita, quindi anche la tipologia potrebbe cambiare e probabilmente anche qualcosa dell’aspetto fisico, ma sicuramente quest’ultimo subisce modificazioni più lente nel tempo, e ci sono altri fattori che possono essere più determinanti nella sua formazione (cfr genetica!). I 5 tipi umani rispecchiano, come ho accennato prima, i “5 movimenti”o “5 elementi”, ovvero 5 archetipi che vengono descritti nella medicina cinese: questi sono il LEGNO, il FUOCO, la TERRA, il METALLO, l’ACQUA. Come i concetti di YIN e YANG questi 5 archetipi possono essere utilizzati per rappresentare molte cose, ma con un significato più ristretto rispetto a yin e yang. Tutto ciò che esiste può essere descritto su base yin/yang, ovvero su base 2, perché quando conosciamo un qualcosa, sappiamo immediatamente cosa “non è”, ovvero la nostra conoscenza si fonda sulla dualità, sulla distinzione fra ciò che è e cosa non è, perciò non esiste nulla senza il suo aspetto opposto, non c’è yin senza yang. Un interruttore acceso sarà yang rispetto a uno spento, che sarà yin. Il sole è yang rispetto alla luna, il caldo è yang rispetto al freddo, la gioia è yang rispetto alla tristezza, il padre è yang rispetto alla madre, il cielo è yang rispetto alla terra, ecc.. Non solo ma anche i 5 movimenti, poiché sono parte della nostra conoscenza, possono essere distinti in movimenti yang e movimenti yin: il legno è yang rispetto all’acqua, al metallo e alla terra, ma il fuoco è yang rispetto al legno, ecc. Questo gioco si può fare utilizzando i 5 movimenti solo quando si sta parlando del rapporto microcosmo/macrocosmo: es le stagioni (macrocosmo) sono 4 ma per l’uomo (microcosmo) è come se fossero 5: la primavera (rappresentata dal legno), l’estate (fuoco), l’autunno (metallo), l’inverno (acqua) e il periodo del cambio di stagione (terra).
Nei prossimi post parlerò delle singole tipologie... a presto :-)
Spesso in medicina cinese si parla di tipologia individuale nel contesto della diagnosi di un potenziale "paziente" o soggetto che viene osservato. Mi sono chiesto, a questo proposito, cosa accade cambiando prospettiva, ovvero come la tipologia individuale del terapista influenza il trattamento che viene svolto. Appunto qui qualche riflessione in proposito.
Mi è capitato di pensare a queste cose notando che a volte i miei trattamenti suscitano reazioni repentine e che mi trovo facilmente in sintonia (durante il trattamento) con soggetti "legno". Comprensibile, visto che tipologicamente io ho molti aspetti "legno". Guardando le cose sotto un'altro inquadramento tipologico, però, quello relativo agli assi energetici, ho notato come, mentre io tendo a indurre "cambi di rotta" e a disperdere (sono un tipo shao yang), credo che Simone, il mio collega, tenda a "far evolvere" e a tonificare (è un tai yin). Allora forse:
- è più utile rivolgersi ad un terapista yang per problemi acuti, da pieno - è più utile rivolgersi ad un terapista yin per problemi cronici, da vuoto
- un massaggiatore tai yang può aiutare i soggetti con una cattiva postura, che fanno una vita sregolata, che non danno retta a nessuno. - un terapista shao yang può aiutare i soggetti a "cambiare vita", sarà bravo con i giovani. - un terapista yang ming può aiutare le persone troppo "superficiali", chi è proiettato all'esterno. - un terapista tai yin può aiutare le persone ad aprirsi agli altri, a recuperare le energie (il nutrimento) - un terapista shao yin può essere d'aiuto in problemi strutturali o ereditari, può aiutare a ritrovare se stessi - un terapista jue yin può risolvere molti blocchi funzionali e aiutare le persone anziane. Deve stare attento perchè può arrivare a prosciugare se stesso per far star bene l'altro.
Ho appena segnalato il blog a Technorati. dovrei scrivere più spesso, però :-)
 La medicina cinese è un sistema ampio e variegato di conoscenze mediche sviluppatesi nell’arco di millenni e all’interno di diverse scuole e impostazioni. Ciò che è giunto ai giorni nostri ci permette di ricostruire solo una parte dell’esperienza medica cinese, eppure già questo è fonte inesauribile di conoscenza. Attualmente il modello più conosciuto ed applicato nell’ambito della medicina cinese è la MTC (Medicina Tradizionale Cinese) che consiste in un complesso di insegnamenti sistematizzato intorno agli anni ’50 per volere di Mao Zedong. Ricordiamo però che ci sono altri modelli molto più antichi è complessi, quali quello dell’Accademia Imperiale (periodo Song) e la Medicina Classica Cinese (abbrev. MCC, Periodo Han). Esistono inoltre molti altri modelli poco conosciuti o del tutto ignoti, come la Scuola della Tartaruga Meravigliosa.
Ciò che accomuna queste diverse scuole è una visione della fisiologia (e patologia) dell’organismo umano in cui si considerano le diverse forme di energia coinvolte, la loro strutturazione nell’individuo, le loro relazioni e i loro percorsi, i loro significati in ambito terapeutico. Nella diagnosi energetica si prendono in considerazione una gran quantità di sintomi e segni (così come in medicina occidentale) e da essi, attraverso un procedimento logico di tipo analogico (e non prettamente causale, come nella medicina scientifica) e possibilmente intuitivo si valuta la condizione energetica dell’individuo e le possibili soluzioni terapeutiche, che vengono messe in atto con differenti mezzi ed approcci: attraverso l’uso di mezzi esterni (aghi, moxa, coppette) o interni (preparati farmacologici naturali); attraverso un’azione energetica diretta sull’individuo (massaggio). Lo scopo è ristabilire un equilibrio energetico adeguato, e possibilmente di “indicare una via” di autoguarigione dell’organismo. Da non dimenticare, inoltre, l’importanza nel percorso terapeutico di tutto ciò che l’individuo può fare attivamente e autonomamente (sotto una guida preparata) per raggiungere/mantenere il proprio stato di salute (dieta, Qi Gong).
I vari approcci terapeutici esterni all’individuo hanno in genere come oggetto specifici obiettivi energetici:
Organi e Visceri: sono strutture energetiche le cui funzioni corrispondono talvolta e in parte alle funzioni degli organi in medicina scientifica. Ad esempio il Polmone (Fei) in medicina cinese si occupa della raccolta dell’energia del Cielo (Tian Qi) e lo fa attraverso la respirazione. Tuttavia è anche sede di uno spirito (il Po), si occupa della diffusione dell’energia e in particolare della Wei Qi (un tipo di energia), è associato alla pelle, abbassa alcuni tipi di liquidi verso il Rene (Shen), ecc. Meridiani: sono percorsi preferenziali delle energie (ve ne sono di diversi tipi) all’interno dell’organismo, a vari livelli di profondità e con differenti estensioni. Il sistema dei meridiani energetici è paragonato ad un sistema di irrigazione e i meridiani stessi sono indicati spesso come canali. Ognuno di essi presiede a particolari funzioni e proprietà. Punti: nel sistema dei canali i punti sono come piccole dighe o zone di accumulo. Punto (Xue) in cinese sta ad indicare una grotta, una cavità, ed effettivamente molti punti di agopuntura corrispondono a zone in cui “c’è meno materia” nel corpo (es. perforazioni della fascia superficiale). Si può pensare anche che il sistema dei punti e dei meridiani corrisponda ad una implicita dualità di manifestazione dell’energia, come avviene per la luce, che può essere considerata ondulatoria o corpuscolare.
Ogni modello medico sopra citato (MTC, Accademia Imperiale, MCC) attribuisce una rilevanza diversa a organi, meridiani e punti e conserva una propria interpretazione della loro lettura in chiave energetica, coerente all’interno del proprio sistema di conoscenze e a volte non comparabile con l’impostazione delle altre. Si può dire che per principio ogni modello medico va seguito in maniera esclusiva poiché costituisce un insieme coerente e a sé stante atto ad interpretare l’intero arco di quadri clinici possibili. Tuttavia, acquisita dimestichezza con i diversi approcci, alcune “combinazioni” tra modelli posso essere attuate. È altresì vero che alcuni modelli possono adattarsi meglio ad alcune patologie, pertanto sta alla conoscenza e dimestichezza del terapeuta scegliere l’approccio migliore, anche in base alle sue caratteristiche e convizioni personali.
 La globalizzazione è un processo che sta interessando tutte le discipline e che spinge verso un ampliamento dei nostri confini culturali. Anche il mondo scientifico è soggetto a questa inevitabile mutazione e, per quanto ci si attenda che esso manifesti l’apertura più ampia verso l’integrazione delle conoscenze, spesso ciò non accade. Questo è il caso, ad esempio, del difficile rapporto tra la medicina scientifica occidentale, meglio detta “allopatica” e le medicine definite “alternative”.
La denominazione delle due materie già dice molto sui termini del dibattito: il termine "alternativa" sottolinea quanto la nostra scienza si consideri un'elite e dà l’impressione di una certa chiusura culturale, quasi a voler dire: "Se non sei con me, sei contro di me", perciò non si può affrontare insieme un discorso diagnostico, ma solo separare delle strade, dividere, alternare.
Il mio più autorevole maestro di medicina cinese sostiene che l'appellativo corretto sarebbe "medicina integrativa".
Spesso si sente dire che le medicine “alternative” non possono essere considerate valide perchè non rispondono ai criteri del metodo scientifico. Premesso che riconosco il grande valore che ha la scienza e il suo metodo, al di là di come esso viene applicato, vorrei porre l'attenzione su alcuni punti: 1. Il metodo scientifico classico si basa sull'indipendenza tra osservatore ed oggetto osservato, e la fisica quantistica ha dimostrato che questo non è un presupposto sempre valido, ma piuttosto una esemplificazione: gli elettroni si comportano in modo diverso a seconda di come vengono studiati, la luce si comporta in maniera ondulatoria o corpuscolare a seconda di come essa viene misurata. Pertanto l’assioma che considera indipendenti soggetto e oggetto non descrive che uno dei modi di presentarsi della realtà, e non esclude gli altri. Nella pratica, quindi, la scienza galileana non può affermare che ciò che non rientra nei suoi canoni sia falso, ma può esprimersi solo su ciò che si può indagare attraverso la metodologia che le è propria. D’altra parte in quest’ultimo caso, come diceva Popper, la scienza è molto più utile nel dimostrare ciò che non è vero, rispetto a ciò che lo è, perché si basa sul concetto di riproducibilità: la certezza su un risultato sperimentale è “asintotica”, perché richiederebbe infinite replicazioni dello stesso esperimento, mentre basta un esito negativo per stabilire che l’ipotesi postulata è falsa.
2. Il fatto che la medicina allopatica considera l' "altro" come esterno a sè, è insieme un motivo di successo e di insuccesso. Il successo è che è riproducibile, entro certi limiti. Perciò, indipendentemente da chi prescrive un farmaco, esso seguirà il suo corso nell’organismo del paziente e farà, più o meno, quello che fa negli altri. La riproducibilità ci rende fiduciosi di ottenere un effetto, se le cause sono note; tuttavia è pericolosa perchè ci può rendere troppo fiduciosi, a tal punto che possiamo essere indotti nell’errore di pensare che la medicina scientifica possa curare tutto. È vero il contrario: l'insuccesso dovuto alla separazione tra osservatore e osservato (non presente nella medicina originale, quella di Ippocrate e pre-illuministica) consiste nel fatto che la nostra medicina non cura molte malattie, e quasi sempre cura i sintomi e non le cause. Ecco perchè serve una medicina integrativa, perchè nessuna delle due (e più) medicine è esaustiva.
Accade diversamente, ad esempio, nell’agopuntura e nel massaggio cinese, come in altre discipline olistiche: l'effetto dipende anche da chi agisce sull’organismo, cioè l'osservatore e l'osservato sono uniti dal reciproco scambio di energie. 3. Dal punto 1 si comprende che, affinché le medicine “alternative” possano essere considerate valide in ambito scientifico, è necessario che esse rispondano al suo metodo. Esiste, tuttavia, la difficoltà di applicare ad esse il concetto di riproducibilità, per diversi motivi: una maggiore variabilità nella scelta terapeutica, una maggiore soggettività e, frequentemente, la focalizzazione su fenomeni “energetici”, che sfuggono alle tecniche di indagine sperimentale. Consideriamo per un attimo, allora, il concetto di riproducibilità.
Riprodurre qualcosa esattamente, in realtà, è impossibile: ciò che facciamo normalmente è fissare degli standard per cui due circostanze sono abbastanza simili, “quasi uguali”, e pertanto possiamo considerare il secondo evento come una replicazione del primo. Se ragioniamo in termini di causa-effetto, solo la conoscenza di tutti gli elementi che costituiscono un evento, o meglio una circostanza causale, permette davvero di conoscere l'effetto (cfr T. Honderich, “Sei davvero libero?”- Il Saggiatore, 1996). In altre parole: se sfreghiamo un fiammifero, ci aspettiamo di ottenere l’effetto dell’accensione del fuoco, ma se il fiammifero è eccessivamente umido, la nostra previsione sarà disattesa, perché non abbiamo considerato che anche l’umidità rientra nella circostanza causale necessaria per l’accensione del fiammifero, cioè non otteniamo l’effetto voluto perché non eravamo pienamente a conoscenza delle cause. Ecco perchè, ad esempio, la fisica viene considerata una scienza più solida della biologia (o della medicina): perchè nel secondo caso sono moltissimi i fattori che sfuggono ai nostri calcoli. Allora pensiamo davvero che altre medicine, come quella cinese, non prendano in considerazione la riproducibilità?
Sicuramente ne tengono conto, solo che sovente fanno riferimento ad un numero molto maggiore di "elementi causali" (termine poco appropriato ma utile alla esemplificazione), di sintomi e segni, rispetto alla medicina occidentale, per cui, per trovare due casi abbastanza simili, su cui si possa applicare il concetto di “replicazione”, serve un campione molto più ampio. Al di là della riproducibilità non v'è grossa differenza di metodo fra le pratiche mediche: osservazione, ipotesi, test (logici o empirici), ed elaborazione di una teoria (o diagnosi).
 Concludendo, un’ultima osservazione: più che tentare di verificare il successo di una scienza medica in base ai nostri standard, non sarebbe forse più utile indagare se le conoscenze di quest’ultima possono arricchire la nostra cultura nel settore?
In una recente intervista, ho sentito dire ad un nefrologo molto noto che la sua equipe sta conducendo ricerche sull'associazione, non intuitiva, fra malattie cardiache e renali. Anche se i concetti di "cuore" e "reni" sono molto diversi nella medicina cinese rispetto a quella occidentale, l'asse cuore-rene è noto in Cina da più di duemila anni ed utilizzato a scopo diagnostico. Gli ho scritto una email per chiedergli se avesse considerato l’opportunità di prendere spunto da quel bacino di conoscenze millenarie, nel corso dell’indagine sperimentale. Purtroppo non ho ricevuto alcuna risposta.
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